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Domande frequenti:

Che cos’è il farmaco Glivec (o Gleevec)?
Come trovare un medico specialista?
Cosa fare se Glivec perde efficacia?



Che cosa sono I Tumori Stromali Gastrointestinali (GIST)?

I tumori stromali gastrointestinali (GIST) appartengono a una categoria di tumori chiamati sarcomi dei tessuti molli. I sarcomi sono tumori rari, derivanti da “cellule mesenchimali” che originano il tessuto connettivo (muscolare, adiposo, nervoso, delle pareti vascolari, osseo e cartilagineo).

Il termine “GIST” è l’acronimo del nome della patologia in inglese: Gastrointestinal Stromal Tumor.

I GIST possono verificarsi in tutto il tratto digerente. Hanno origine nello stroma, il tessuto connettivo che sostiene gli organi della digestione. Dal 40 al 70% dei GIST si sviluppano nello stomaco, mentre il 20-40% interessa l’intestino tenue e il 5-15% il colon e il retto. Talvolta i GIST si sviluppano nell’esofago (<5%), nell’omento (<5%), nel mesentere o retroperitoneo.

Il GIST non deve essere confuso con altre forme più comuni di tumore del tratto gastrointestinale, quali il carcinoma dello stomaco o del colon; benché tali carcinomi interessino le medesime parti dell’organismo, la loro origine e il trattamento terapeutico che ne consegue sono completamente differenti.

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Come viene diagnosticato un GIST?

Quando la malattia viene scoperta, i sintomi più comunemente riscontrabili sono:

  • Disagio o dolore addominale più o meno intenso.
  • Presenza di massa addominale palpabile.
  • Senso di pienezza addominale.
  • Sintomi secondari derivanti da sanguinamento o emorragia interna causati dal tumore e conseguente anemia.

La biopsia è una pratica comunemente utilizzata per formulare una diagnosi di GIST attraverso l’esame di una parte del tessuto malato. Il materiale ottenuto con la biopsia viene analizzato al microscopio e sottoposto a tecniche di laboratorio più sofisticate che consentono di ottenere una diagnosi precisa. Una delle tecniche diagnostiche è definita immunoistochimica: seguendo questa metodologia, il patologo immette diversi anticorpi nel tessuto da analizzare. Questi anticorpi reagiscono rivelando la presenza di alcune particolari proteine sulla superficie delle cellule, che ne consentono quindi l’identificazione. L’anticorpo più specifico che viene utilizzato quando esiste un sospetto di GIST è quello della proteina KIT. L’esame risulterà quindi KIT-positivo quando la cellula rivelerà la presenza del recettore KIT sulla sua superficie. Va sottolineato che i termini c-Kit oppure CD117 vengono usati in alternativa al termine KIT.

Nel formulare la diagnosi, il patologo si avvale anche dello studio della forma e apparenza esterna della cellula in esame, pertanto è fondamentale che la valutazione anatomo-patologica sia effettuata presso un centro specializzato, con patologi esperti nel campo dei sarcomi.

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Come viene trattato un GIST?

La terapia per il GIST è l’intervento chiurgico e/o un nuovo farmaco di nome Glivec. Decidere tra intervento chirurgico e terapia farmacologia, nonché stabilire quale delle due tecniche sia più appropriata in ogni singolo caso, è la scelta più rilevante che coinvolge i pazienti con GIST e i loro medici. In presenza di metastasi diffuse, Glivec appare la soluzione più adeguata, mentre nel caso di tumore localizzato, le scelte sono più complesse.

E’ consigliabile la lettura della sezione Trattamenti per acquisire maggiori fattori che possono influenzare tale decisione.

I GIST si sono rivelati molto resistenti i tipi tradizionali di chemioterapia e radioterapia che pertanto hanno impiego limitato in questi casi.

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Che cos’è una metastasi da GIST?

Il GIST ha origine da una massa localizzata che si sviluppa nel tratto gastrointestinale. Come altri tumori, il GIST presenta in rischio di propagazione ad altre parti del corpo (in questo caso si dice che “metastatizza”) e le nuove lesioni si definiscono “metastasi”. (Il tumore d’origine di definisce “primario”.) Quando un GIST metastatizza, di solito si propaga al fegato o alla cavità peritoneale e tali nuove lesioni sono sempre dei GIST – ad esempio, una metastasi al fegato è ancora un GIST, non un diverso tumore al fegato. Pertanto Glivec è efficace nelle metastasi di GIST, come nel tumore primario.

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Che cos’è il farmaco Glivec (o Gleevec)?

Glivec (conosciuto anche come Imatibin oppure STI571) è una compressa da assumere una o due volte al giorno, a seconda della dose prescritta. Normalmente, un paziente assume da 4 a 8 compresse (400-800 milligrammi) al giorno.

Glivec agisce diversamente dalla chemioterapia tradizionale in quanto è un farmaco mirato. La chemioterapia tradizionale colpisce indifferentemente tutte le cellule a divisione rapida ed è pertanto la causa dei tipici effetti collaterali. Oltre alle cellule tumorali, la chemioterapia distrugge infatti anche molte cellule sane, presenti normalmente nell’organismo. Glivec è invece molto più mirato e ha il risultato di produrre meno effetti collaterali e di minore intensità. E’ nato allo scopo di bloccare (o inibire) l’attività di un enzima che deriva da una mutazione genica (un enzima è una particolare proteina) che causa un tipo di leucemia, la Leucemia Mieloide Cronica (CML); tale enzima si chiama Bcr/Abl. Questo farmaco ha dimostrato di essere efficace anche nella cura del GIST. Oltre a inibire l’attività di detto enzima, Glivec ha l’azione di bloccare anche altri enzimi, quali:

  • KIT
  • Recettori di crescita cellulare PDGFR-alpha e PDGFR-beta.
  • Varianti dell’enzima Abl.

L’inibizione dell’attività dell’enzima alterato KIT (e in alcuni casi del PDGFR-alpha) di norma blocca la divisione e proliferazione delle cellule di GIST e spesso induce le stesse all’apoptosi (morte delle cellule).

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Come trovare un medico specialista?

Riteniamo che sia indispensabile ricorrere ad un team di medici specializzati in GIST. Ciò può significare un gruppo che includa Patologo, Oncologo e Chirurgio. Purtroppo, la rarità dei GIST fa sì che pochi specialisti abbiano esperienza specifica in questa patologia. I centri ospedalieri specializzati nel trattamento dei Sarcomi con ogni probabilità hanno maturato esperienza con i GIST e hanno condotto, o stanno conducendo, sperimentazioni cliniche con Glivec. Questi poli medici sono quelli che hanno maggiore familiarità con questa patologia, le sue peculiarità, i trattamenti, la gestione degli effetti collaterali, il monitoraggio delle terapie e l’intervento successivo in caso di inefficacia del trattamento iniziale.

In collaborazione con il CTOS (Connective Tissue Oncology Society), questo sito ha compilato una lista di Specialisti in GIST. Benché non includa tutti gli specialisti in GIST, auspichiamo che questo strumento sia di Vostra utilità.

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Cosa fare se Glivec perde efficacia?

  • Rivolgersi ad uno dei centri specializzati nel trattamento dei GIST per successiva valutazione.
  • Non cessare l’assunzione di Glivec troppo presto.

A volte, la terapia con Glivec può inizialmente produrre un aumento delle dimensioni dei tumori che stanno rispondendo al farmaco.

Anche quando Glivec non è in condizioni di bloccare lo sviluppo dei tumori, può rallentarne la crescita. In questi casi, è opportuno valutare l’opportunità di continuare la terapia con Glivec in assenza di altre opzioni (per esempio, in attesa di iniziare una diversa sperimentazione clinica).

L’interruzione della terapia con Glivec può dare origine a “ripresa di attività tumorale” rilevabile da PET (Tomografia per Emissione di Positroni).

La ripresa di attività tumorale in pazienti affetti da GIST a seguito di interruzione di terapia con Glivec è stata dimostrata da esami PET. Questo fenomeno, conosciuto come PET “flare” (letteralmente: fiammata), è stato osservato dopo solo 11 giorni dall’interruzione del farmaco. Pertanto è raccomandabile non sospendere la somministrazione di Glivec finchè il paziente può tollerare il farmaco, specialmente se c’è evidenza di limitata o ridotta entità di malattia in progressione Esistono infatti buone probabilità che Glivec possa continuare a ridurre o stabilizzare la malattia anche in pazienti che hanno sviluppato un parziale grado di resistenza al farmaco.

E’ utile osservare un particolare tipo di progressione della malattia conosciuto come “nodulo nella massa.” L’aumento nella dose di Glivec non sembra combattere questi noduli che, almeno clinicamente, appaiono come nuovi “cloni” di malattia resistenti al farmaco. La termoablazione con radiofrequenze o la resezione chirurgica di detti noduli o cloni andrebbe attuata laddove possibile. In contemporanea, la continuazione di Glivec per mantenere sotto controllo le restanti lesioni, rispondenti al farmaco, è ancora critica.

  • In alcuni casi l’aumento della dose può essere utile.
  • E’ opportuno considerare altre sperimentazioni farmacologiche.
  • E’ necessario trovare un gruppo ben informato di pazienti, come il Life Raft Group.

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1. Clinical Management of GIST understanding the new paradigms. Highlights from the 2003 CTOS annual meeting and the Helsinki GIST Sysposium.